Mi presento

- Che lavoro fai? Di cosa ti occupi?

Sono un web product manager [ogni volta che mi fanno questa domanda mi chiedo perchè non ho fatto un mestiere che ha una definizione semplice e puntuale. Che sò: idraulico, giardiniere, falegname, dottore, avvocato...]. Lavoro da un paio di anni in Banzai Consulting e sono appassionato della mia professione. Questo blog è nato per pura deformazione professionale ed oramai mi ci sono affezionato ;-)

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La prima volta non si scorda mai...

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Perchè questo blog? Credo sia una necessità e una volontà di condividere e al tempo stesso diffondere la mia esperienza nel mondo della comunicazione multimediale. Vivo in un mondo 'altro' dove non esitono essere umani ma solo avatar e buddies, non ci sono emzioni e sentimenti ma emoticons, non si parla un linguaggio umano ma una strana lingua e non esitono vie e piazze ma solo siti...Questo mondo è affascinante e immenso ma è facile perdere l'orientamento. Vorrei parlare e condividere la mia esperienza e soprattuto confrontarmi con esperti di settore, appassionati e chi vuole approcciare e imparare a capire questo mondo 'altro'.

Se le parole disperse sono familiari o vi interessano questo blog fa per voi...

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Comments (10)

Ma chi vuoi che ti legga?!?

Se scrive cose interessanti sarà letto.. l'importante è differenziarsi dalla massa...

aho, non ci saranno i lettori, ma contestatori, detrattori o sostenitori non mancano mai...

Identificatevi!

parli di "mondo altro" io direi parallelo, dai confini sempre meno delineati, dove a volte bisogna dire "STOP non voglio sapere altro", altrimenti rischi di essere risucchiato dal digitale

Virtuale, dal latino virtus, in riferimento alla virtù. Nel significato di potenziale, che può accadere.
Particolarmente usato in informatica è il significato di simulato, non reale... a volte la mia vita mi sembra così: simulata e non reale.

'Mondo altro' o forse più correttamente posiamo parlare di mondo parallelo come dice l'ultimo post anonimo...Sono appena uscito da una riunione dove un tipico Nerd Informatico (capelli arruffati, occhiali, camicia sporca e strappata, panatoloni di lino e scarpe invernali) ha presentato e proposto un progetto di 'virtualizzazione' di tutto il sistema tecnologico dell'azienda per la quale lavora. Andando oltre i tecnicismi ciò che mi affascina è il concetto filosofico che si cela dietro. La virtualizzazione è uno dei tanti sistemi artificiali che non fa altro che copiare,imitare o emulare l'essere umano. Faccio un esempio: un pc non è altro che un'imitazione ridotta e limitata dell'uomo. Un pc ha una memoria, un quoziente di intelligenza, può sentire, parlare, apprendere, eseguire comandi. Un pc è indubbiamente ispirato all'essere umano ma per ora le sue capacità intelletive sono limitate. Oggi sento che grandi aziende inziano a compiere azioni di virtualizzazione e cioè la capacità di un solo server di svolgere contemporaneamente più azioni. Fino a ieri un server era dedicato ad una sola applicazione oggi e domani sono in grado di svolgere e gestire operazioni estremamente complesse in completa autonomia. Qui forse la mia fantasia corre troppo e subito immagino il mondo presentato dal film Matrix dove le macchine riescono a prendere il controllo sull'uomo che viene assoggettato e trasformato semplicemente in una pila per alimentare le macchine...Forse questo è troppo ma la tendenza dell'uomo è di smettere di agire, di muoversi, di parlare. E' come se la nostra enorme capacità intellettiva ci stesse portando verso l'annullamento fisico, l'interrelazione, il dialogo, i rapporti sociali. Non ora, non domani ma 'tendiamo a'. Vabbè smetto. Ho esagerato.

Attribuzioni di senso e significato fanno la differenza...
Tutto può essere definito tecnologico (le mani lo sono ad esempio) ed i piani tecnologici, secondo me, s'intersecano ed alla fine non si tratta di scegliere uno dei due mondi (pillola blu o pillola rossa?), ma muoversi con-in-attraverso essi sviluppando una propria nuova competenza e personalità.
All'aumento delle dimensioni (+ digitale; + virtuale) cambia il metro o no (punto interrogativo)

Le dimensioni contano? Dicono di no...Credo che sia veramente importane il rapporto intimo che si instaura con le tecnologie.
Cito e condivido: "la macchina deve essere concepita come strumento filosofico, quindi come risorsa per ripensare il mondo, il suo muoversi dentro di esso e il suo progettare, pattuire, costruire insegnamento in forma collaborativa." (Roberto Maragliano, Pensare la formazione dentro la multimedialità, Livorno 1997). Credo che l'evoluzione culturale (in italia?) verso le nuove tecnologie è ancora lontana da un quel livello minimo che porti vantaggi nell'uso dei nuovi strumenti. L'uso è ancora improprio specialmente nell'uso di piattaforme per la comunicazione e la condivisione della conoscenza. Il Paese Italia vuole apparire ma è solo una facciatacome nei set cinematografici dei film western di una volta...

L'esempio del set cinematografico mi piace, è emblematico, perchè chi ha fatto quel set è uno in gamba, altamente professionale, ma il risultato è il set..o al massimo il set. Ecco, forse è sul risultato corale, nella visione d'insieme che bisognerebbe mettere più enfasi, tenendo a bada le prime donne ed i privilegi.
Per far questo bisognerebbe dialogare, rimettere in sesto l'ormai dimenticato contraddittorio...non so se una filosofia della tecnologia può aiutare, ma di certo un dialogo ed un confronto su questi temi, in qualsiasi sede aiuta, magari partendo dal fatto che "la tecnologia non è nè buona, nè cattiva, nè neutra" (kranzberg, 1986).